La polizza RC aziendale è obbligatoria?

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Scritto da Luisella Robertini

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Lo Stato ha come funzione primaria quella di fissare delle regole di comportamento che garantiscano l’ordinata convivenza tra i cittadini. 

La nozione di responsabilità deriva appunto dal fatto che i cittadini rispondano in caso di violazione di queste regole. 

Distinguiamo tre tipi di responsabilità:  

  • penale;
  • amministrativa;
  • civile.  

La responsabilità penale e quella amministrativa sono poste dall’ordinamento giuridico nell’interesse della collettività e rientrano pertanto nel diritto pubblico.  

La Responsabilità Civile (RC) è posta invece nell’interesse del singolo individuo e dei suoi diritti, e per questo rientra nel diritto privato.

L’insorgere di una RC crea un problema di natura economica in capo al responsabile, il quale subisce una diminuzione patrimoniale a causa dell’obbligo di risarcimento del danno provocato, che a volte può avere dimensioni rilevanti.  

La funzione dell’assicurazione di RC é proprio quella di mantenere indenne l’assicurato di quanto egli sia tenuto a pagare ad un terzo, in conseguenza di un

evento accidentale che comporta una sua responsabilità. 

L’assicurazione RC svolge anche una funzione di protezione a favore dei danneggiati, garantendo a questi un risarcimento anche nel caso in cui il danneggiante non sia in possesso di un patrimonio su cui rivalersi. 

Lo Stato, proprio al fine di fornire maggiori garanzie ai danneggiati per il risarcimento del danno, ha reso obbligatoria l’assicurazione della RC in determinati settori di rilevanza sociale (es. RC auto) e per determinate attività pericolose (es. RC cacciatori), riconoscendo quindi l’assicurazione della RC come strumento di sicurezza sociale.

Il riferimento legislativo relativo a questo tipo di responsabilità é l’articolo 2043 del codice civile secondo cui “qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno“. 

L’assicurazione RCT è la polizza che protegge il patrimonio dell’assicurato quando questi si trovi nella condizione di dover risarcire un danno

involontario causato ad altro soggetto (il cosiddetto “terzo”).

Nel suddetto caso, a delineare i contorni di questo tipo di tutela è l’articolo 1917 del codice civile. In questa norma si specifica che nell’assicurazione di RC l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi deve pagare ad un terzo, in considerazione di un fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione. 

Caratteristiche fondamentali di questo tipo di assicurazione quindi sono: 

  • è un’assicurazione contro i danni, dove il danno è rappresentato dalla diminuzione del patrimonio dell’assicurato per pretese risarcitorie di terzi;  
  • è coperto il rischio di diminuzione del patrimonio dell’assicurato e non quello del terzo danneggiato.  

L’assicurazione di RC è quindi un’assicurazione

a favore proprio e non di terzi.

Per questo motivo non è prevista l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore. Questi ha però la facoltà di pagare direttamente il terzo.   


  • L’oggetto di una polizza di RC terzi di un impresa prevede, in particolare, l’obbligo da parte della compagnia di assicurazione di “tenere indenne l’assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare ad un terzo, quale civilmente responsabile ai sensi di legge, a titolo di risarcimento di danni involontariamente provocati a terzi per morte, lesioni personali, distruzione o deterioramento di cose in conseguenza di un sinistro verificatosi in relazione ai rischi descritti in polizza”. 

Con la precisazione “involontariamente“ si vogliono escludere i fatti dolosi. 

Le “condizioni generali“, che regolano il contratto assicurativo della responsabilità civile, prevedono che, per il sorgere dell’obbligo di corrispondere l’indennizzo da parte dell’assicuratore, il fatto generatore del danno abbia il requisito dell’accidentalità.  

L’assicurazione della responsabilità civile diviene operativa quando il danno cagionato a terzi, oltre che volontario, sia conseguenza di un “fatto accidentale“ e cioè imprevedibile e straordinario.

Vengono quindi lasciate a carico dell’assicurato una serie di fattispecie relative ad attività lavorative artigianali, o industriali, che sono esposte continuativamente e normalmente a rischio di danneggiamento e quindi danni provocati nel corso della normale attività di impresa, cioè quelli provocati da un comportamento attivo, prolungato, permanente o reiterato del danneggiante. 

Si fa inoltre riferimento ai rischi descritti in polizza. Sono quindi esclusi dalla garanzia i danni provocati nell’ambito di attività diverse da quelli descritti in polizza.

Pertanto ne consegue che, per quanto possano essere controllate e perfezionate, né le linee di produzione nè le procedure aziendali sono esenti da rischio di causare danni a terze persone.  

Per questo motivo, le imprese devono, per legge, stipulare polizze di responsabilità civile che risarciscano i danni che i dipendenti dell’azienda possono causare a terzi durante lo svolgimento del proprio lavoro. 

A volte capita di commettere errori anche lavorando con la massima attenzione e, quando ciò accade, si possono causare gravi danni a persone, cose o beni patrimoniali.

Anche le più banali disattenzioni, come, ad esempio, la mancata segnalazione di un pavimento bagnato, la fornitura di un pezzo di ricambio sbagliato, un prodotto difettoso consegnato nelle mani sbagliate, possono comportare ingenti spese, se non si è coperti da un’assicurazione di responsabilità civile.

Analizzati tutti questi profili, in via esemplificativa, si può dire che la normativa non prevede talvolta direttamente un obbligo di copertura assicurativa diretta, ma obbliga l’impresa a prevenire rischi che sono poi sanzionati direttamente e che costituiscono un rischio da danno irreparabile per l’ impresa stessa, per i suoi associati e/o dipendenti e/o verso terzi, soprattutto quando sia mancata l’adozione di cautele ed uno studio preventivo del rischio e del modello di organizzazione interna. 

Ricordiamo, infatti, che coloro che rivestono una posizione c.d. di garanzia (il datore di lavoro, il dirigente , il consiglio di amministrazione di ogni impresa),

generalmente, sono obbligati ad adottare modelli organizzativi idonei

ad impedire eventi dannosi. 

In tal senso è lunga la normativa generale che obbliga l’impresa: si pensi all’art. 40 codice penale per cui <<...non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo>>, oppure all’art. 437 c.p. che sanziona la “omissione dolosa di cautela contro gli infortuni sul lavoro, ancora all’art.Art. 451 c.p. che punisce “omissioni colpose di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro”; ancora si pensi alla responsabilità del datore di lavoro sotto il duplice profilo dell’art. 2049 c.c., per il fatto illecito commesso dal dipendente, e dell’art. 2087 c.c., per l’omessa adozione di misure idonee a tutelare l’integrità fisica e morale del proprio dipendente, responsabilità oggettiva dell’appellante per il danno arrecato dal fatto illecito del dipendente nell’esercizio delle proprie incombenze ai sensi dell’art. 2049 c.c.. 

La casistica sulla responsabilità della impresa e/o del datore di lavoro è quasi divenuta di tipo “oggettivo”: egli è responsabile anche se tra le incombenze e l’evento dannoso sussista solo un rapporto di occasionalità necessaria.

La responsabilità è collegata alla violazione degli obblighi di comportamento o di modelli organizzativi imposti da norme di legge, o suggeriti dalle migliori conoscenze sperimentali o tecniche, per prevenire eventi dannosi. 

Per tali ragioni si fa sempre più pressante ed obbligatorio uno studio di analisi e prevenzione dei rischi, secondo un approccio che possa garantire una copertura assicurativa basata su analisi individualizzanti di tipo multidisciplinare, superando appunto il modello tradizionale di analisi “rigido” preconfezionato o generalizzato o “per adesione” puro e semplice, che contraddistingue il mercato “tradizionale” assicurativo.

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