Le anticipazioni TFR

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Scritto da Antonio Pirro

Le anticipazioni TFR  (e quella strana tentazione di liquidarlo mensilmente in busta paga).  

La disciplina del TFR affonda le sue radici nel codice civile che ne disciplina anche rivalutazioni ed anticipazioni.   

Dal punto di vista fiscale il Trattamento di fine rapporto viene normalmente liquidato alla cessazione del rapporto e per questo è soggetto a tassazione separata.   

Una deroga alla norma forma di liquidazione sono le anticipazioni TFR. A tal proposito l’art 2120 c. 6-11 prevede che i lavoratori che abbiano maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro possono chiedere un’anticipazione non superiore al 70% del TFR maturato alla data di richiesta per questi possibili motivi: 

  • Spese mediche per terapie ed interventi straordinari 
  • Acquisto prima casa per sé o per i figli, opportunamente documentata 
  • Congedi per astensione facoltativa per maternità, formazione e formazione continua.  

Per le richieste relative ai congedi è sufficiente la dichiarazione del lavoratore con l’indicazione dei periodi di assenza ma in questo caso l’importo dell’anticipazione non può superare la retribuzione riferita al periodo di congedo.  

Le richieste sono soddisfatte annualmente nei limiti del 10% degli aventi diritto e comunque al massimo il 4% del numero totale dei dipendenti. Ovviamente la contrattazione collettiva potrà offrire forme di maggior favore per il dipendente, così come un accordo individuale fra imprenditore e lavoratore. 

In caso di aziende che occupano almeno 50 dipendenti per le quali il TFR è gestito dal Fondo di Tesoreria dell’INPS, le anticipazioni sono gestite dal datore di lavoro per quanto maturato fino al 31/12/2006 (dall’ 1/1/2007 è entrata in vigore la riforma della previdenza complementare). Qualora non vi sia più capienza l’anticipazione è gestita direttamente dal fondo.  

Una fattispecie specifica riguarda i dipendenti In CIGS dovuta a ristrutturazioni, riconversioni e riorganizzazioni aziendali per i quali l’anticipazione non è ammessa con una ratio legata a non aggiungere tensione finanziaria a quelle imprese in difficoltà (Cass. N 7710/95).  

Fin qui le norme in generale sulla possibilità di accedere a parte del TFR in anticipo rispetto alla liquidazione del rapporto.

Ma il quesito che qui ci poniamo è un altro: è possibile liquidare il TFR in busta paga mensilmente?  

In via sperimentale nel periodo fra marzo 2015 a giugno 2018, i lavoratori dipendenti delle imprese privati (esclusi lavoratori domestici e lavoratori del settore agricolo) è stata introdotta la possibilità di richiedere la liquidazione del TFR mensile in busta paga con il presupposto della richiesta da parte del dipendente. In questo caso però si perde il diritto alla tassazione separata e il relativo importo è soggetto a tassazione ordinaria con applicazione dell’aliquota IRPEF “marginale” e annesse addizionali. 

Nella prassi, anche una volta cessata la sperimentazione ed “ipso iure”ripristinata l’applicazione della normativa vigente, molte aziende hanno continuato ad operare con la liquidazione in busta, cosa che di per sé lascia una serie di problematiche e criticità:  

  1. La prima è legata e collegata alla legittimità, cosa succede in caso di verifiche degli enti preposti? E in caso di contezioso lavoratore/datore di lavoro in sede giudiziale? Come giustificare in tali casi un’eventuale richiesta di massa dei dipendenti?  
  2. La seconda è di efficienza fiscale. La tassazione ordinaria erode pesantemente il “netto” e riduce introito del dipendente. L’estremo opposto in termini di efficienza fiscale è l’opzione della previdenza complementare la cui imposta sostitutiva può variare dal 9% al 15 % al massimo.  
  3. La terza è il venire totalmente disatteso lo spirito della riforma della previdenza complementare (legge 252/2005) che ispirata dalla necessità di costruire il “terzo pilastro” di pensione che affiancava il primo pubblico e il secondo privato, provava a mettere le basi per la scelta di destinazione del TFR in un fondo pensione collettivo o individuale. 

Non v’è dubbio che, lato datore di lavoro, la comodità della liquidazione mensile allinea i flussi di cassa in uscita con i costi, ma questo risultato si otterrebbe senza “effetti collaterali” con una tradizionale polizza di assicurazione aziendale di TFR che manterrebbe intatti i vantaggi della tassazione separata e la possibilità del lavoratore di vedersi liquidare alla cessazione del rapporto la sua “buonuscita”!   

Rimane l’apparente vantaggio del lavoratore di percepire mensilmente un importo più elevato, ma a quali costi? E con quale livello di consapevolezza da parte degli interessati? 

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