Le polizze vita, un efficace strumento a tutela del patrimonio.

Scritto da Caterina Biggio

polizze vita

Identificare e valutare i rischi connessi alla propria attività d’impresa, elaborare efficaci piani di gestione del rischio che al manifestarsi di eventi negativi permettano di contenerne le conseguenze, orientare il perseguimento dei propri obiettivi operando un confronto tra rischi ed opportunità: sono questi i punti fondamentali da tenere bene a mente per chi intende proteggere ed incrementare il valore di un’azienda.  

Il clima di costante tensione ed incertezza in cui l’emergenza sanitaria ci ha costretti a vivere ha certamente avuto un impatto negativo sul sistema economico, mettendo a dura prova le capacità di sopravvivenza di numerose attività: il calo della domanda, la necessità di riadattare i propri modelli di business al nuovo contesto del distanziamento sociale, le contrazioni degli scambi internazionali, sono solo alcune delle importanti sfide che gli imprenditori hanno dovuto affrontare.

Il tutto si è tradotto in una drastica diminuzione del fatturato ed una crisi di liquidità per le imprese, con conseguenti ripercussioni sull’occupazione e sul reddito delle famiglie. 

Il momento in cui l’epidemia ci ha colti di sorpresa ed impreparati è stato per le aziende il momento di concentrarsi sull’immediato, di focalizzarsi sui bisogni dei propri dipendenti, clienti e fornitori, di andare alla ricerca di una forma di gestione più adatta al nuovo contesto operativo; ma ora, giunti al momento della RIPARTENZA, è tempo per le imprese di guardare avanti, di pensare al futuro: è tempo di pianificare, di rivedere i propri schemi, di trovare sistemi più vantaggiosi a tutela del proprio patrimonio e dei propri investimenti, di prepararsi al meglio per affrontare le difficoltà che verranno. 

In ragione del clima di instabilità che caratterizza il nostro tempo, la tutela del patrimonio è un aspetto che merita di essere approfondito. 

Ma come si può proteggere concretamente il patrimonio? 

Sono diversi i fattori che concorrono alla sua tutela: proteggere il patrimonio significa infatti metterlo al sicuro da possibili aggressioni di terzi, che siano creditori, banche o soggetti che lamentano di aver subito un danno; ma significa anche proteggerlo dal depauperamento e dalla dispersione, affidandolo a soggetti che siano in grado di garantirne una gestione migliore; allo stesso modo diventa importante adoperarsi al fine di alleggerire il carico fiscale a cui il patrimonio è sottoposto.  

Alla luce di tali considerazioni, le polizze vita rappresentano un valido strumento non solo di pianificazione economica e finanziaria, ma anche di tutela del patrimonio da una moltitudine di rischi.  

Prima ancora di concentrarci sul vantaggio che le polizze vita possono offrire a livello di impresa, mi sembra opportuno mettere in evidenza l’utilità che, in primo luogo e a livello personale, i titolari di attività economiche e liberi professionisti potrebbero trarne.

Nella precarietà che contraddistingue il nostro tempo sapere di poter continuare ad operare sul mercato senza intaccare, per quanto possibile, il proprio patrimonio personale o familiare, diventa fondamentale per chi svolge un’attività di tipo imprenditoriale. 

Vediamo dunque come lo strumento delle polizze vita può rivelarsi utile al raggiungimento di questo scopo. 

Per quanto attiene al profilo della protezione da possibili aggressioni di terzi, il legislatore italiano stabilisce espressamente all’art. 1923 del codice civile che “le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare”. Questo significa che le somme derivanti da una polizza vita sono impignorabili ed insequestrabili, sia che l’assicurazione sia stata stipulata in proprio favore, sia che la polizza sia stata stipulata a favore di terzi.  

Tuttavia, perché questo sia possibile, è necessario che la polizza presenti finalità previdenziale e di risparmio: la deroga alla regola generale per cui il debitore risponde delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, opera solo in funzione di quei principi posti a tutela del risparmio e della previdenza espressi dall’art. 38 della Costituzione. Inoltre, come previsto dallo stesso art. 1923 comma 2, la tutela da azioni esecutive o cautelari incontra dei limiti nel caso in cui la polizza sia stata sottoscritta pregiudicando le ragioni di creditori od eredi: il contratto deve essere stato stipulato in bonis, quando ancora non potevano ravvisarsi situazioni debitorie o il pericolo di dissesto finanziario. 

Per quanto riguarda il sequestro in ambito penale invece, una recente sentenza della Corte di Cassazione(1) ha stabilito come il sequestro preventivo non sia sottoposto alla limitazione ex art. 1923 c.c., per cui, di fronte ad una responsabilità penale, l’insequestrabilità della polizza viene meno.  

Fatte le dovute precisazioni è importante sottolineare come, proprio in ragione delle esigenze costituzionali di tutela del risparmio e delle forme di previdenza, siano da considerare oggetto di protezione tutti i crediti derivanti dalla sottoscrizione della polizza. Si tratta di una protezione che opera anche in caso di fallimento, come precisato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite(2): viene escluso che il contratto di assicurazione sulla vita, stipulato nel rispetto delle condizioni previste dall’art. 1923 cc, si dissolva a fronte di un’esecuzione concorsuale, con la conseguenza che il curatore non potrà considerarsi legittimato a richiedere lo scioglimento del contratto e ad acquisire alla massa il correlativo valore di riscatto. 

I contratti di assicurazione sulla vita si caratterizzano inoltre per la loro efficienza gestionale, potendo il contraente gestire e disporre del proprio patrimonio durante tutta la sua esistenza. In caso di decesso poi, consentono di realizzare un’automatica trasmissione del patrimonio e di garantire liquidità ai beneficiari, anche in vista delle spese successorie.  

Ancora, le polizze vita rappresentano dei validi strumenti di ottimizzazione fiscale: il capitale trasferito tramite polizza risulta essere esente da imposte di successione, con benefici legati alle imposte di bollo e sulle plusvalenze; inoltre, a differenza di altri strumenti finanziari, in relazione alle polizze vita opera il fenomeno del c.d. “tax deferall”, che consente di rimandare il momento del prelievo fiscale a quello della liquidazione, con il vantaggio per il contraente di continuare a vedere il proprio capitale lordo investito e rivalutato fino al momento liquidativo. 

Ma concentriamoci ora sui vantaggi che le polizze vita possono rappresentare per le imprese. 

E’ importante garantire continuità ed efficacia alla propria realtà lavorativa, che sia una piccola azienda od un gruppo di professionisti. Assicurare soci o dipendenti dai rischi che l’attività lavorativa comporta e da imprevisti in grado di destabilizzare l’andamento dell’attività aziendale, può rivelarsi determinante per la vita di un’impresa. Lo è ancora di più nel caso in cui a mancare siano figure chiave del contesto aziendale, quali soci ed amministratori. La polizza vita offre all’impresa la possibilità di creare una risorsa finanziaria in grado di far fronte a simili eventualità. 

Basti pensare allo sforzo economico a cui può essere sottoposta un’azienda nel caso in cui a venir meno sia uno dei soci, con la conseguente necessità di procedere alla liquidazione della quota in favore dei suoi eredi: il valore della quota e il breve termine previsto per la sua liquidazione potrebbero infatti costringere l’impresa ad intaccare il proprio patrimonio o a contrarre nuovi debiti.  

Per le società è altresì possibile stipulare polizze che le tutelino, in caso di infortunio o di morte, da potenziali pretese risarcitorie avanzate dagli amministratori o dai loro aventi causa. 

Oltre a garantire le risorse necessarie ad adempiere ai propri obblighi, le polizze vita offrono alle imprese importanti agevolazioni di tipo fiscale: nel rispetto di talune condizioni, i premi pagati dalla società rappresentano dei costi interamente deducibili.   

Ma è importante notare come una polizza vita possa essere stipulata anche nell’esclusivo interesse economico dell’impresa, con lo specifico obiettivo di garantire continuità al business aziendale. E’ ciò che accade nel caso delle c.d. polizze “Key-Man”, contratti in cui la società assume la duplice veste di contraente e beneficiario, e in cui l’assicurato è rappresentato dalla figura chiave del contesto aziendale, sulla cui vita viene stipulato il contratto. Si tratta di polizze finalizzate a garantire all’azienda un ritorno economico per poter sopperire alle difficoltà derivanti dalla perdita di una figura fondamentale: il venir meno di uno specifico know-how aziendale, rallentamenti nei processi decisionali e gestionali, costi legati alla ricerca di una nuova figura adatta alla sostituzione. 

Anche in questo caso i premi assicurativi pagati, considerati componenti negativi di reddito, saranno interamente deducibili, mentre le somme liquidate all’azienda in caso di morte dell’assicurato saranno considerate componenti positive di reddito e quindi sottoposte a tassazione secondo quanto stabilito dall’art. 109 del TUIR. 

Ciò che emerge da queste considerazioni, è che le polizze vita rappresentano degli efficaci strumenti di protezione e pianificazione patrimoniale.  

Finalizzate alla creazione di risorse finanziarie in grado di proteggere il patrimonio da rischi che ne determinerebbero una perdita di valore, ne consentono al tempo stesso un’efficiente gestione, garantendo dei notevoli vantaggi anche sul piano fiscale. 

Un’opportunità per chi insegue la propria stabilità patrimoniale ed un importante strumento a servizio delle imprese, in grado di preservarne l’integrità e di assicurarne il buon funzionamento.  



(1) Cass. pen. III sez. 10/11/2016 n. 11945.

(2) Cass. Civ. Sez. Unite 31/03/2008 n. 8271.

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